Cos’è la pericardite?

La pericardite è un’infiammazione del pericardio, il sacco membranoso che avvolge il cuore.

Il pericardio normalmente accoglie una piccola quantità di liquido, fondamentale per permettere lo scivolamento dei due foglietti quando il cuore si contrae.

Quando questi foglietti si infiammano il liquido aumenta, andando a formare il cosiddetto “versamento pericardico”.

Quali sono le cause di questo processo infiammatorio? Ne parliamo in questo articolo.

Le cause della pericardite

Le più frequenti cause di pericardite in Europa e USA sono le infezioni virali; mentre, nei paesi in via di sviluppo la causa più frequente è la Tubercolosi (TBC).

Altre cause meno frequenti di pericardite:

  • artrite reumatoide; 
  • infezioni batteriche;
  • sclerodermia; 
  • lupus eritematoso sistemico;
  • leucemia;
  • insufficienza renale; 
  • tumori;
  • traumi al torace;
  • radioterapia in regione toracica;
  • trattamenti con immunodepressori;
  • infarto del miocardio;
  • uso di stupefacenti.

I sintomi della pericardite

Il sintomo tipico della pericardite è il dolore toracico, molto simile al dolore dell’infarto miocardico ma si distingue da quest’ultimo per due caratteristiche:

  • la tipologia di dolore; il dolore da pericardite è di tipo puntorio (ossia ben localizzato), trafittivo (come una fitta), non oppressivo. 
  • la suscettibilità del dolore al cambio di posizione del torace; infatti, il dolore da pericardite, diversamente da quello dell’infarto miocardico, trova sollievo quando ci si inclina col busto in avanti (posizione genupettorale o da preghiera maomettana).

Altri sintomi e segni della pericardite sono la febbre, la stanchezza (conseguenza di uno stato infiammatorio generalizzato) e più raramente la tosse secca e stizzosa.

In alcuni casi, fortunatamente poco frequenti, all’infiammazione del pericardio si associa quella del muscolo cardiaco immediatamente adiacente ai foglietti pericardici (miocardite), con conseguente potenziale disfunzione cardiaca.  

In caso di versamento pericardico particolarmente abbondante, questo può compromettere la capacità del cuore di dilatarsi ed accogliere il sangue in arrivo, con conseguenti gravi ripercussioni sulla sua funzione di pompa.

In questo caso rapida è l’evoluzione verso il tamponamento cardiaco e lo scompenso cardiaco acuto.

La prognosi dei pazienti con pericardite è in genere buona, con una completa guarigione nell’arco di un tempo variabile di 1-6 mesi. 

Esistono casi non frequenti in cui la malattia è particolarmente prolungata o recidivante (circa il 15-20%) e necessita pertanto di lunghe somministrazioni di FANS, colchicina e cortisonici.

Il discorso è diverso per i pazienti la cui causa del versamento pericardico è un tumore maligno (carcinoma). In questi casi la risoluzione della patologia di base se possibile, risulta fondamentale.

Diagnosi di pericardite

La diagnosi di pericardite si basa su criteri clinici e strumentali. 

I criteri clinici sono essenzialmente il riscontro della sintomatologia suddetta in pazienti spesso giovani, con assenza di fattori di rischio cardiovascolare (fumo, diabete mellito, ipertensione arteriosa sistemica, ipercolesterolemia, obesità).

In corso di pericardite gli indici infiammatori ematici (VES, PCR, globuli bianchi) risultano elevati. Quando l’infiammazione coinvolge anche il muscolo cardiaco vi può essere rilascio di enzimi cardiaci in circolo (Troponina I e CK-MB massa).

Di solito si esegue anche l’elettrocardiogramma che spesso mostra delle alterazioni causate dalla pericardite, molto simili a quelle dell’ infarto miocardico acuto. 

Alla visita clinica del paziente, il medico può auscultare col fonendoscopio appoggiato sul torace dei rumori secchi detti “sfregamenti pericardici”, dovuti alla frizione che si crea fra i due foglietti infiammati del pericardio.

Con il passare delle ore e l’accumulo di liquido tra i due foglietti, questi tendono a distanziarsi, di conseguenza non sarà più possibile reperire tali sfregamenti.

L’esame strumentale cardine nella diagnosi di pericardite è l’ecocardiogramma, utile a valutare l’eventuale presenza di versamento pericardico e/o disfunzione cardiaca. 

Va infatti, valutata la funzionalità del cuore che come descritto in precedenza, può essere compromessa quando il liquido infiammatorio è particolarmente abbondante o quando l’infiammazione si estende al miocardio (muscolo cardiaco). 

In caso di febbre di lunga durata associata a pericardite si può anche sospettare che ci sia in realtà un’altra sorgente di infezione nel corpo del paziente e che la pericardite sia solo una manifestazione secondaria. 

In questi casi può essere particolarmente utile eseguire una PET (Tomografia ad emissione di positroni) in grado di rilevare eventuali focolai di infezione.

Trattamento della pericardite

La terapia della pericardite prevede l’uso di farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS, tipicamente Ibuprofene o Aspirina) che hanno la duplice funzione di ridurre il dolore e combattere lo stato infiammatorio. 

I FANS vanno somministrati a dosaggi elevati per diverse settimane, per poi iniziare una progressiva riduzione del dosaggio quando i sintomi regrediscono e gli indici infiammatori si normalizzano. 

Spesso è necessario associare la Colchicina, utile sia per alleviare il dolore che per ridurre al minimo il rischio di possibili recidive. 

Bisogna inoltre, interrompere l’attività fisica intensa durante la malattia e per almeno 3-6 mesi dopo la guarigione, poiché è stata descritta una correlazione (i cui meccanismi e la cui forza non sono pienamente noti) tra attività fisica e ripresa della malattia.

In casi non responsivi, o pericarditi recidivanti, può essere utile introdurre in terapia farmaci cortisonici. 

Considerati i numerosi effetti collaterali di tali farmaci, è opportuno che il medico valuti attentamente la necessità di questa terapia e ne gestisca al meglio la somministrazione e la successiva graduale sospensione.

Pericardiocentesi: cos’è e quando serve

In caso di versamento pericardico particolarmente abbondante è necessario asportare una parte (pericardiocentesi) mediante una puntura del foglietto pericardico.

Questa procedura ha sia l’ obiettivo di decomprimere il cuore liberandolo dalla compressione estrinseca del versamento, sia la finalità di eseguire delle analisi specifiche sul liquido prelevato per indirizzare il medico verso una possibile causa. 

Si deve ricercare infatti, la presenza di batteri e cellule tumorali, poiché i versamenti particolarmente abbondanti sono spesso dovuti a cause maligne (tumori, in particolare della mammella e del polmone) o infezioni batteriche (ben più rare, ma spesso più gravi, di quelle virali). I versamenti legati a tumori sono generalmente rossastri poiché carichi di cellule ematiche (sangue).

Contatta l’esperto in merito a questo argomento.

 

Dott. Andrea Antonio Papa
Cardiologo Aritmologo, esperto in diagnosi e terapia dei disturbi del ritmo cardiaco

Dirigente Medico I livello
UOC Cardiologia e UTIC
Università della Campania L. Vanvitelli
AORN dei Colli – Ospedale Monaldi
Napoli

 

Dott. Giorgio Spiniello
A.I.F. Malattie dell’apparato cardiovascolare
Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”
AORN dei Colli-Ospedale Monaldi
Napoli