Si sente parlare sempre più, in questi ultimi anni, di Massaggiatori Automatici Esterni ( in inglese Chest Compressor System, ossia Sistema di Compressione Toracica) nelle Rianimazioni Cardio-Polmonari. Grande utilizzo e uso di questo sistema viene principalmente adottato nelle emergenze Extra-territoriali, dove il massaggiatore aiuta ad avere un massaggio sia efficace che duraturo.

Di fatto, il massaggiatore automatico, a differenza dell’uomo, durante una RCP,  mantiene sempre lo stesso grado di compressione grazie alla sua conformazione e progettazione (a pistone)mantenendo costante la profondità delle compressioni e la quantità delle stesse. L’uomo invece consumando molte energie nello sforzo della compressione non potrebbe raggiungere mai standard nemmeno lontanamente paragonabili.  Come da linee guide internazionali, dove viene data priorità al massaggio, i dispositivi automatici riescono a avere una velocità di compressioni intorno ai 100/120 compressioni/minuto con una profondità di minimo 5 cm e massimo 6 cm del torace per dare un efficace perfusione cerebrale.

Quale device scegliere?

In commercio stanno nascendo sempre più di modelli e marche differenti.

Iniziamo a fare delle differenze:

  • Massaggiatore a pistone
  • Massaggiatore a fascia

Entrambi ovviamente sono dotati di batteria sufficiente per poter effettuare 45 minuti di RCP senza mai fermarsi, se non per sostituire la batteria e continuare con la RCP.

I massaggiatori più famosi in commercio e dai quali sono partiti molti studi con ottimi outcome sono:

  • Life-Stat® (1)
  • AutoPulse® (2)
  • LUCAS® (3)

 

 

Il Life-Stat e il LUCAS sono entrambi sistemi a Pistone mentre l’AutoPulse è il sistema cosiddetto “a fascia”.

La differenza sostanziale tra i due Device è nel trasporto del paziente.

Poiché come da protocolli internazionali, la RCP deve essere eseguita su un piano rigido, entrambe le tipologie hanno un supporto per la parte posteriore del torace con una tavola rigida collegata al device che fa comprimere il pistone e/o fascia sul torace contro la stessa.

La grande e sostanziale differenza è proprio nella preparazione del trasporto del paziente.

Infatti nei sistemi a pistone oltre al device bisognerà provvedere a posizionare il paziente su di un telo di soccorso per il trasporto del paziente in ambulanza. Mentre per il sistema AutoPulse il telo è integrato stesso nel device (4), che aprendosi sarà subito pronto a poter portare il paziente in sicurezza verso il mezzo di soccorso.

Outcome meglio l’uomo o la macchina?

Dagli ultimi studi effettuati sui dispositivi si è notato che nei pazienti tratatti con  sistema AutoPulse® vi è un miglioramento significativo della pressione arteriosa Aortica e della pressione di perfusione coronarica rispetto a coloro che venivano sottoposti alle compressioni toraciche manuali.

Mentre nei pazienti dove veniva utilizzato il LUCAS®, è evidenziato un aumento significativo dell’ETCO2 (End-Tidal CO2, ovvero la quantità di anidride carbonica di fine espirazione) rispetto alle compressioni toraciche manuali.

Conclusioni

Siamo ancora agli albori di questi nuovi device.

Sicuramente rappresenteranno, in un prossimo futuro, un supporto fondamentale nei soccorsi extra-ospedalieri. Essi infatti da un lato garantiscono una migliore capacità compressiva toracica con  migliori outcomes clinici e dall’altro permettono  all’operatore medico/paramedico di dedicarsi ad altre valutazioni spesso fondamentali nella risoluzione del quadro clinico ed ad eseguire eventuali ulteriori manovre.

Infine nessuno dei più recenti studi clinici ha dimostrato il beneficio in termini di sopravvivenza di AutoPulse®, LUCAS® o Life-Stat® rispetto alle compressioni manuali ma è pur vero che negli arresti extraospedalieri il tasso di pazienti in grado di sopravvivere è molto basso e pertanto serviranno molti più dati (e trial scientifici) per dare conclusioni definitive al riguardo.

 

 

 

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Dott. Menditto Giovanni Junior

Infermiere 118