Sempre piu spesso si sente parlare in questi mesi della persistenza di sintomi in soggetti guariti dal Covid-19: sintomi sia di lieve che di moderata entità che si manifestano a distanza di settimane e mesi dall’infezione da Sars-CoV-2.

Questa condizione clinica è ormai conosciuta col termine Long-Covid ovvero la persistenza di segni e sintomi che continuano a manifestarsi dopo la guarigione dall’infezione.

Tali sintomi possono interessare diversi organi o sistemi, tra questi uno dei più colpiti, assieme al respiratorio, è quello cardiocircolatorio. A tal riguardo l’American College of Cardiology, ha da poco pubblicato su “Journal of the American College of Cardiology” un documento condiviso in cui viene illustrata la strada da percorrere per affrontare il long-COVID che interessa il cuore.

La sindrome PASC

L’acronimo PASC (post-acute sequelae of SARS-CoV-2 infection) secondo la definizione dell’American College of Cardiology (ACC) indica: “una costellazione di problemi di salute nuovi, ricorrenti o persistenti insorti 4 o più settimane dopo l’infezione da SARS-CoV-2”.

Gli esperti americani distinguono due tipologie di Pasc: Pasc-Cvd (cardiovascular disease) in cui viene individuata una vera e propria patologia cardiovascolare dopo l’esecuzione di esami strumentali e diagnostici, ed una Pasc-Cvs (cardiovascular syndrome) in cui è presente un corredo sintomatologico cardiaco ma non c’è una conferma strumentale riguardo una specifica patologia cardiovascolare.

Ed è proprio questa la cosiddetta “sindrome PASC” che comprende un corredo sintomatologico molto vario. La scarsa tolleranza all’esercizio fisico e la tachicardia sono i due sintomi indicati dalla maggior parte dei pazienti.

Inoltre i pazienti spesso lamentano dispnea a riposo o per minimi sforzi fisici, dolore toracico e senso di fatica cronica. Oltre a questi sintomi di natura cardiaca, altri sintomi riferiti dai pazienti di natura prettamente non cardiogena sono stati: disturbi cognitivi, deficit dell’attenzione, disturbi del sonno, stanchezza cognitiva e senso di annebbiamento e confusione (nebbia cognitiva).

Molto interessante in diversi soggetti il riscontro della tachicardia posturale ortostatica ovvero una condizione in cui il passaggio dalla posizione supina e a quella eretta provoca un anomalo aumento della frequenza cardiaca e conseguente tachicardia.

L’ incidenza di tali disturbi pare interessi circa il 10-30% dei soggetti che hanno contratto il COVID-19, indipendentemente dalla gravità della manifestazione dell’ infezione acuta.

 

Cosa fare? Il parere degli esperti

Infartio miocardico

Per i pazienti con sospetta PASC, secondo il documento del ACC, l’approccio iniziale include:

  • Esami di laboratorio standard (incluso test della troponina);
  • Elettrocardiogramma (ECG);
  • Ecocardiogramma transtoracico;
  • ECG Holter 24h;
  • Radiografia e/o TAC e/o test di funzionalità polmonare.

Una visita cardiologica è consigliata per i pazienti con PASC che hanno:

  • risultati anormali dei test cardiaci;
  • malattia cardiovascolare nota con sintomi o segni nuovi o in peggioramento;
  • cardiache documentate durante l’infezione da SARS-CoV-2 e/o sintomi cardiopolmonari persistenti non altrimenti spiegati.

Per i pazienti con PASC con tachicardia, intolleranza all’esercizio/ortostatica e/o decondizionamento, il documento dell’ACC consiglia l’esercizio in posizione sdraiata o semi-sdraiata (ad es., canottaggio, nuoto o ciclismo), con passaggio all’esercizio in posizione eretta man mano che l’intolleranza ortostatica migliora. Anche la durata dell’esercizio dovrebbe essere inizialmente breve (5-10 minuti/giorno), con aumenti graduali man mano che la capacità funzionale migliora.

 

La posizione della Società Italiana di Cardiologia

Anche la Società italiana di cardiologia (SIC) ha espresso il suo consenso al documento.

A tal proposito queste le parole del prof. Ciro Indolfi, presidente Sic e Ordinario di Cardiologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro:

“In presenza della sindrome Pasc, in cui quindi non c’è una malattia cardiologica ma ci sono sintomi come tachicardia o una riduzione della capacità di allenamento rispetto a prima del contagio, si raccomanda inizialmente l’esercizio in posizione sdraiata o semi-sdraiata, come ciclismo, nuoto o canottaggio, per poi passare anche all’esercizio in posizione eretta man mano che migliora la capacità di stare in piedi senza affanno. Anche la durata dell’esercizio dovrebbe essere inizialmente breve (da 5 a 10 minuti al giorno), con aumenti graduali man mano che la capacità funzionale migliora”.

 

Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto SIC e Ordinario di Cardiologia all’Università Federico II di Napoli, aggiunge:

“l’importante è non trascurare segni e sintomi cardiovascolari che compaiano e/o perdurino dopo 4 o più settimane dalla guarigione da Covid-19: il virus ha effetti negativi su cuore e vasi ed è essenziale individuare subito un’eventuale sofferenza cardiovascolare per poter intervenire al meglio”.

 

a cura del dott. Andrea Antonio Papa