Lo scompenso cardiaco è tutt’oggi una significativa causa di mortalità nella popolazione generale. Basti pensare che più del 2% di tutta la popolazione adulta ne è affetto (più del 10% nella popolazione > 70 anni) e che 5 adulti su 1000 ogni anno ne sono colpiti.

Tutto ciò ha una netta ripercussione sul sistema sanitario nazionale, essendo un’importante causa di ospedalizzazione, e sulla vita dei pazienti, costretti all’assunzione di numerose terapie farmacologiche, oltre che a numerosi controlli ed accertamenti diagnostico-terapeutici.

Infatti lo scompenso cardiaco è divenuta ormai una patologia cronica con conseguenti limitazioni nella vita dei pazienti con riduzione della loro qualità di vita.

Negli anni ci sono state numerose novità che hanno trovato conferma nelle più recenti linee guida per il trattamento dello scompenso cardiaco, partendo dal Sacubitril/Valsartan ad i più innovativi farmaci per la cura del diabete mellito tipo 2 (Glifozine) che si sono visti essere utili contro lo scompenso cardiaco anche in assenza di iperglicemia e diabete.

 

Vericiguat

Oltre a questi ci sono anche altre terapie farmacologiche innovative che hanno avuto risultati incoraggianti nei trials e che possono essere utilizzate nei pazienti con scompenso cardiaco resistente alla terapia farmacologica di base. Tra questi un nuovo farmaco interessante è il Vericiguat.

Questo farmaco è uno stimolatore della guanilato ciclasi solubile (sGC), enzima preposto alla produzione di monossido d’azoto (NO), molecola importante adibita alla vasodilatazione ed alla riduzione dello stress meccanico ed ossidativo vascolare, oltre che alla riduzione dello spessore delle camere cardiache e della fibrosi.

Nello studio VICTORIA è stato dimostrato come  il Vericiguat riduca  il rischio di morte cardiovascolare e le ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca nei pazienti più delicati che già si erano ospedalizzati di recente o che avevano necessità di eseguire terapie con diuretici endovena. Gli stessi pazienti dello studio avevano anche una ridotta capacità del cuore di pompare sangue (FE<45%) ed elevati valori di proBNP-NT (valore indicativo agli esami del sangue del sovraccarico delle camere cardiache).

Lo studio ha coinvolto ben 530 centri medici dislocati in 39 Paesi, sperimentando efficacia e sicurezza di varie dosi del farmaco fino ad un massimo di 10 mg giornalieri. Nei pazienti trattati con il farmaco vi era una riduzione del 10% di morti ed ospedalizzazioni per scompenso cardiaco rispetto a quelli non trattati con vericiguat.

Per tale motivo l’uso del farmaco è stato validato nelle più recenti linee guida nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione d’eiezione ridotta (ridotta capacità di contrazione) con sintomi, nonostante una terapia ottimizzata con ACE inibitore (o sartano), beta-bloccante e antialdosteronico.

 

Come si assume

La dose iniziale raccomandata è 2,5 mg di Vericiguat una volta al giorno, che possono essere raddoppiati all’incirca ogni 2 settimane fino al raggiungimento della dose di mantenimento di 10 mg una volta al giorno, in base alla tollerabilità del paziente.

In genere la complicanza più frequente (9% circa dei pazienti) è costituita dall’ipotensione (pressione bassa), per la quale (se sintomatica o se valori della massima inferiori a 90 mmHg) si può ridurre temporaneamente la dose del farmaco. Non rara è la possibilità di insorgenza di anemia (1,6% dei casi), seppur la riduzione dei valori di emoglobina si attesta soltanto alla perdita di meno di 2 g/dl.

Il farmaco non è inoltre raccomandato nei pazienti con severa compromissione della funzione del fegato e del rene. Da aggiungere che tra gli eccipienti del farmaco in vendita vi è il lattosio con conseguenti considerazioni in caso di intolleranza.

 

a cura del dott. Francesco Di Fraia