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Amiodarone: farmaco per i disturbi del ritmo cardiaco

Amiodarone: cosa è

L’Amiodarone è uno dei primi farmaci antiaritmici scoperti. Dopo il suo sviluppo nel 1961, venne commercializzato inizialmente come farmaco antianginoso, senza grosso successo; successivamente, se ne scoprirono le straordinarie capacità antiaritmiche e per questo reintrodotto in commercio nel 1974.

Da allora, è ancora oggi ampiamente utilizzato per il trattamento di un ampio ventaglio di disturbi del ritmo cardiaco, sia in fase acuta che in terapia cronica. Fa parte del gruppo degli antiaritmici di classe III secondo la classificazione di Vaughan-Williams, di cui è la molecola probabilmente più importante: questi farmaci sono in grado di andare a bloccare i canali del potassio delle cellule cardiache, allungando la durata del potenziale d’azione e quindi rallentando la velocità di conduzione dell’impulso elettrico. L’Amiodarone, tuttavia, è in grado di agire anche su altri tipi di canali, come i canali del calcio e del sodio, e di produrre anche effetti simili a quelli dei Beta-Bloccanti.

 

Indicazioni

Per questo suo ampio spettro d’azione, l’Amiodarone è uno dei farmaci principali nel trattamento in acuto e nella profilassi di diverse aritmie, come tachiaritmie sopraventricolari (fibrillazione atriale, flutter atriale) e le tachicardie ventricolari, sia monomorfe che polimorfe; è anche un farmaco molto importante in situazioni di emergenza, come un arresto cardiaco causato da una fibrillazione ventricolare.

Può essere utilizzato anche nei bambini che soffrono di aritmie refrattarie alla terapia di prima linea, come ad esempio le tachicardie atriali o la tachicardie da rientro atrioventricolare; tuttavia, dati i suoi numerosi effetti collaterali si cerca di somministrarne il minore dosaggio efficace e per la minore durata di tempo. Gli effetti collaterali più comuni dell’Amiodarone comprendono stanchezza, ipotensione, vertigini, cefalea, tremori, nausea, stipsi, aumento degli enzimi epatici.

 

Effetti collaterali

La terapia cronica è associata a numerosi effetti collaterali dose-dipendenti, rappresentati da disfunzione tiroidea (ipo- o ipertiroidismo), tossicità polmonare (interstiziopatia e fibrosi polmonare), tossicità oculare (cornea verticillata e neurite ottica), discolorazione della pelle, fotosensibilità, tossicità epatica. Se assunto durante la gravidanza, può determinare problemi nel feto di natura tiroidea, cardiaca o neurologica e pertanto è controindicato; allo stesso modo, ne è controindicata l’assunzione durante l’allattamento.

 

Posologia

Il dosaggio raccomandato dell’Amiodarone è molto variabile: solitamente si inizia una terapia per os a dosaggio più elevato per le prime settimane di trattamento (dose di carico in genere di 600 mg/die) per poi ridurre la posologia ad una dose di mantenimento, sempre per via orale (fino a 400 mg/die).

Molto importante nel corso della terapia è il monitoraggio elettrocardiografico dell’intervallo QT e QTc (QT corretto per la frequenza cardiaca), che dovranno essere misurati correttamente al fine di escluderne un eventuale allungamento, fenomeno che comporterebbe un aumentato rischio di eventi aritmici pericolosi; molta attenzione, inoltre, dovrà esser fatta all’assunzione di altri farmaci che possano contribuire all’allungamento del QT e del QTc, ad esempio i farmaci antidepressivi triciclici, i neurolettici, i farmaci procinetici, gli antistaminici, gli antibiotici (macrolidi, fluorochinoloni) e gli antifungini azolici.

 

Contatta l’esperto in merito a questo argomento.

 

Dott. Giovanni Domenico Ciriello

Medico in Formazione Specialistica in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare
Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”
Ospedale Monaldi – Napoli

 

Dott. Andrea Antonio Papa
Cardiologo Aritmologo, esperto in diagnosi e terapia dei disturbi del ritmo cardiaco

Dirigente Medico I livello
UOC Cardiologia e UTIC
Università della Campania L. Vanvitelli
AORN dei Colli – Ospedale Monaldi
Napoli

Di |2021-01-28T22:03:37+01:0024 Gennaio, 2021|